L'ascolto empatico è un modo di ascoltare e rispondere agli altri che coinvolge una profonda comprensione emotiva. Questa forma di ascolto va oltre il semplice sentire le parole: si tratta di comprendere i sentimenti e le emozioni che stanno dietro le parole stesse. È un elemento fondamentale nelle relazioni interpersonali efficaci perché permette alle persone di sentirsi veramente ascoltate e comprese.

Partiamo da una semplice constatazione: la maggior parte delle persone non ascolta con l’intento di capire; ascolta con l’intento di rispondere.

Questa frase non è farina del nostro sacco, è tratta dalla regola numero 5 del libro The 7 Habits of Highly Effective People di Stephen R. Covey. Il libro, apparso in Italia con il titolo “Le 7 regole per avere successo” nel lontano 1989, rappresenta uno dei classici più duraturi nel campo della letteratura manageriale.

Ma, nonostante il suo successo come manuale, non si tratta di un manuale nel vero senso della parola, bensì di un approccio olistico che fornisce alcune linee guida su come vivere felicemente. Tale "metodo", quando applicato correttamente, aumenta la capacità di conseguire obiettivi sia personali che professionali e favorisce lo sviluppo di relazioni più solide, sia nella sfera privata che lavorativa.

Chi è Stephen Covey

Stephen R. Covey (1932-2012) è stato un'autorità di fama mondiale in ambito manageriale e di sviluppo personale. Attraverso i suoi libri e le conferenze, ha raggiunto milioni di persone. Il suo libro, "The 7 Habits of Highly Effective People", è stato tradotto in 40 lingue e ha venduto più di 40 milioni di copie.

Covey è stato anche cofondatore, insieme a Hyrum Smith, della Franklin-Covey, una delle principali società di consulenza per lo sviluppo della leadership a livello internazionale.

Tra i suoi altri lavori di successo pubblicati in Italia figurano "L'ottava regola" e "La leadership centrata sui principi".

Uno dei più grandi bisogni dell’uomo è quello di essere ascoltato e compreso

Torniamo al tema dominante di questo articolo: la maggior parte delle persone, quando comunica, tende a focalizzarsi più sul parlare e su cosa dire piuttosto che sull'ascolto.

Covey ribalta il paradigma: sostenere che prima è necessario capire, e solo poi farsi capire, rivoluziona i paradigmi tradizionali della comunicazione. A ben vedere questo è un approccio alla comunicazione tanto semplice quanto rivoluzionario. E metterlo in pratica è più semplice di quanto si possa pensare: poni domande durante la conversazione, questo farà sentire l'interlocutore ascoltato, incentivandolo ad aprirsi e a comunicare in modo sincero e approfondito.

L'ascolto empatico: un radicale cambio di paradigma

Di solito noi cerchiamo prima di tutto di farci capire.
Nella maggior parte dei casi, le persone non ascoltano con l’intenzione di capire; ascoltano con l’intenzione di rispondere. Parlano o, mentre “ascoltano” si preparano a parlare.

E, spesso, quando si preparano a parlare pensano a come filtrare qualsiasi cosa attraverso gli occhi della loro esperienza, inserendo la loro personale autobiografia nella vita degli altri.

Un esempio? A chi non è mai capitata una situazione simile a quella che Covey descrive con una visita oculistica?

Questo è l'errore fondamentale che commettiamo nelle conversazioni: offriamo soluzioni senza ascoltare attentamente, senza un vero ascolto. Giudichiamo senza realmente comprendere. E spesso ascoltiamo solo quello che già pensiamo di sapere. Ignorando, inoltre, tutte le comunicazioni non verbali che il nostro interlocutore ci invia.

La comunicazione non verbale

Sapevi che in una conversazione le parole rappresentano meno del 10% del messaggio trasmesso? È per questo che i messaggi scritti sono spesso soggetti a fraintendimenti. Le parole, infatti, non sono in grado di trasmettere toni di voce o altri suoni.

Quando due persone non si capiscono ma desiderano farlo, spesso almeno una delle due suggerisce: "Incontriamoci e parliamone di persona". Questo perché, in una conversazione, il linguaggio del corpo incide per circa il 60%, i toni di voce e altri suoni per il 30%, e le parole per soltanto il 10%. Per questo motivo, spesso riusciamo a comprendere gli altri anche senza che questi pronuncino una parola.

Cos'è l’ascolto empatico

L'ascolto empatico è un modo di ascoltare e rispondere agli altri che coinvolge una profonda comprensione emotiva. Questa forma di ascolto va oltre il semplice sentire le parole: si tratta di comprendere i sentimenti e le emozioni che stanno dietro le parole stesse. L'ascolto empatico, cioè un ascolto che presta attenzione a parole, gesti e toni vocali, ci permette di comprendere veramente l'altra persona, di guardare il mondo attraverso i suoi occhi.

Dando priorità all'ascolto empatico, forniamo all'individuo lo spazio psicologico necessario. Solo dopo aver ricevuto questa attenzione, la persona sarà realmente disposta ad aprirsi e, successivamente, ad ascoltare, facilitando così la risoluzione dei problemi.

un gruppo di amici si abbraccia, merito dell'ascolto empatico?

L'ascolto empatico può migliorare le tue relazioni

La prossima volta che qualcuno si rivolge a te, metti da parte quello che stai facendo, posa il telefono e dedica tutta la tua attenzione al suo messaggio. Ascolta in modo empatico e cerca di comprendere appieno; solo dopo averlo fatto potrai formulare un'analisi e, se necessario, offrire un consiglio o una soluzione.

Ascoltare implica immedesimarsi, comprendere, verbalizzare i bisogni e le preoccupazioni dell'altra persona, facilitando la sua apertura e permettendole di esprimere i suoi timori e le eventuali conseguenze previste.

Prima di poter influenzare qualcuno, devi lasciarti influenzare

Quando ascolti, non basta solo tacere; è essenziale anche mettere in pausa i propri pensieri. Ascoltare significa resistere alla tentazione di formulare subito una risposta, prendendosi invece il tempo di comprendere veramente prima di reagire.

Ma non solo: questo concetto implica che per influenzare veramente qualcuno, è fondamentale prima comprendere a fondo la sua prospettiva, i suoi sentimenti e i suoi bisogni.

In sostanza, questo approccio comporta un ascolto in cui l'obiettivo non è solo rispondere o imporre il proprio punto di vista, ma essere aperti ad essere cambiati dalle informazioni e dalle emozioni condivise dall'altra persona.

In pratica, significa che dobbiamo essere disposti a essere modellati, almeno in parte, dalle interazioni che abbiamo con gli altri, per poter poi, a nostra volta, modellare efficacemente il nostro ambiente e le persone con cui interagiamo. Questo crea un ciclo di influenza reciproca che è fondamentale per le relazioni autentiche e profonde.

Essere un buon ascoltatore significa aprirsi alla vulnerabilità

Dire che essere un buon ascoltatore implica aprirsi alla vulnerabilità significa riconoscere che un vero ascolto richiede più di una semplice ricezione passiva di parole. Ascoltare attivamente e con empatia comporta lasciare che le parole, le emozioni e le esperienze dell'altro influenzino i propri pensieri e sentimenti. Questo processo può renderci vulnerabili perché ci espone a idee, sentimenti e prospettive che possono sfidare o cambiare le nostre convinzioni e il nostro stato emotivo.

Quando ascoltiamo in questo modo, diamo all'altro la possibilità di avere un impatto significativo su di noi. Questo può comportare il rischio di sentirsi emotivamente esposti o incerti, ma è anche una componente chiave della crescita personale e della costruzione di relazioni profonde e significative. Ascoltare con vulnerabilità è un atto di coraggio che permette connessioni autentiche e reciproco arricchimento.

Una guida pratica all'ascolto empatico (cioè mettersi nella condizione di saper ascoltare)

Nel GemuxHub abbiamo realizzato una guida per allenarsi ad ascoltare. Niente di complicato, sono solo una decina di domande che sarebbe il caso di porsi prima di intraprendere una qualsiasi conversazione. Ah… come ogni buon allenamento non basta farlo una volta sola… È la pratica costante che avvicina alla perfezione.

  1. Quando ascolti i tuoi colleghi, ti assicuri di capire a fondo le loro idee e le loro preoccupazioni?
  2. Ti capita di interrompere qualcuno mentre parla o ti aspetti che ascoltino quando hai qualcosa da dire?
  3. Quanto sei aperto a considerare punti di vista diversi dai tuoi durante le conversazioni?
  4. Quando qualcuno ti sta parlando, sei completamente presente o tendi a distrarti facilmente?
  5. Fai domande per chiarire i punti che non hai capito o aspetti che l’altra persona spieghi tutto da sola?
  6. Ti capita di giudicare o criticare le idee degli altri prima di averle comprese appieno?
  7. Quanto sei empatico quando ascolti qualcuno che sta affrontando una difficoltà o un problema?
  8. Ti senti a tuo agio nel mantenere il silenzio durante una conversazione o ti senti in dovere di riempire gli spazi vuoti?
  9. Quanto sei bravo a fornire feedback costruttivi e rispettosi quando ascolti qualcuno che presenta un’idea o un progetto?
parola empatica scritta con i dadi

In definitiva

L'ascolto empatico rappresenta una chiave di volta nelle interazioni umane. Invece di precipitarsi a rispondere, dovremmo prima esercitare l'empatia, cercando di comprendere profondamente l'altro.

Attraverso un ascolto attento e consapevole, che considera parole, toni e linguaggio non verbale, possiamo realmente connetterci agli altri, superando incomprensioni e costruendo relazioni più solide e significative.

Questo approccio non solo arricchisce personalmente, ma trasforma anche il modo in cui influenziamo e siamo influenzati, portando a un'autentica crescita reciproca. Diventare ascoltatori empatici non è solo un'abilità, ma una scelta di vita che nutre ogni nostra interazione.

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L'ascolto empatico

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La missione principale di GemuxHub, nell’ambito dell’open innovation, è promuovere il trasferimento tecnologico, implementando applicazioni pratiche e innovative. Questo risultato si ottiene attraverso la cooperazione con le istituzioni educative, inclusi scuole e università, e attraverso la sinergia con altri hub di innovazione. Chiunque (studenti, scuole, aziende, istituzioni, …) fosse interessato a conoscere di più di GemuxHub può farlo chiedendo un contatto

La recensione di Gemux da parte di uno studente che ha appena completato il tirocinio. Mi chiamo Sebastiano Marchesi e sono uno studente di ingegneria meccanica al Politecnico di Milano. Recentemente ho completato un tirocinio di 400 ore presso Gemux, un'azienda che opera principalmente su commesse Engineer to Order (ETO). E questa è la mia recensione.

L'azienda dal punto di vista logico è strutturata in business unit mentre dal punto di vista fisico è strutturata su due piani: al pianterreno si trova l'officina, dove si eseguono le lavorazioni meccaniche che fanno parte dell’offerta aziendale.

Al primo piano, invece, sono situati gli uffici dove si gestiscono la progettazione, la commessa, gli aspetti commerciali e la gestione aziendale.

Sempre al primo piano trova spazio il GemuxHub, un centro dedicato alla formazione di studenti liceali e universitari per prepararli al mondo del lavoro.

Recensione Gemux: cosa è significato lavorare in azienda

Lavorare in Gemux comporta immergersi in un ambiente dinamico, dove ogni giorno si presentano nuove sfide. Per tenere il passo, è essenziale avere un forte spirito di adattamento e una grande volontà di collaborare e apprendere. Durante il tirocinio, le situazioni di stress sono frequenti, con informazioni spesso scarse e poco chiare. Ho capito, ma solo dopo qualche settimana, che l’obiettivo era proprio questo: vedere come gli studenti gestiscono questi momenti e, tuttavia, raggiungono gli obiettivi assegnati.

Queste sfide continue ci hanno messo sotto pressione, ma hanno anche rafforzato il mio carattere e mi hanno insegnato a gestire i problemi, a volte affrontandoli direttamente.

In questi mesi, sento di aver fatto significativi passi avanti, e nonostante le difficoltà, c'era sempre una guida a indicarmi la direzione. La scelta del percorso è stata mia, ma le persone incontrate in azienda sono state fondamentali per aiutarmi a comprendere e correggere la rotta. Non è stato sempre facile, ma grazie a iniziativa e coraggio sono cresciuto e mi sento più forte.

Sono orgoglioso dei progressi fatti e ora ho una maggiore fiducia nelle mie capacità e una più profonda comprensione del mondo del lavoro e delle sue dinamiche.

Avere responsabilità, rispettare scadenze, interagire con gli altri, aderire a criteri di lavoro e rappresentare l'azienda sono ora concetti che ho imparato a valorizzare. La fatica e i dubbi sono stati formativi, e la soddisfazione di aver superato le prove è stata immensa. Mi viene alla memoria un detto: "più alta è la montagna, più bella è la vista dalla cima". So che la mia montagna è ancora alta, ma questi mesi di intensa arrampicata mi hanno permesso di capire come salire più rapidamente.

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La missione principale di GemuxHub, nell’ambito dell’open innovation, è promuovere il trasferimento tecnologico, implementando applicazioni pratiche e innovative. Questo risultato si ottiene attraverso la cooperazione con le istituzioni educative, inclusi scuole e università, e attraverso la sinergia con altri hub di innovazione. Chiunque (studenti, scuole, aziende, istituzioni, …) fosse interessato a conoscere di più di GemuxHub può farlo chiedendo un contatto

Questa seconda parte dell’articolo si propone di esplorare ulteriormente la prospettiva sul rifiuto.
Nonostante nuove considerazioni il concetto rimane il medesimo: il rifiuto non va vissuto come una condanna, ma come un'opportunità per apprendere e avanzare verso i propri obiettivi.

Nella prima parte dell'articolo, abbiamo esplorato come trasformare il rifiuto in un'opportunità di crescita personale e professionale. Lo spunto è stato il racconto dell'esperienza di Jia Jiang, che attraverso il suo esperimento "100 Days of Rejection" ha cercato di superare la paura del rifiuto.

Abbiamo finora visto come Jiang ha dimostrato che il rifiuto può essere un potente motore di sviluppo, portando a una profonda auto-riflessione e miglioramento.

Questa seconda parte dell’articolo si propone di esplorare ulteriormente la prospettiva sul rifiuto.
Nonostante nuove considerazioni il concetto rimane il medesimo: il rifiuto non va vissuto come una condanna, ma come un'opportunità per apprendere e avanzare verso i propri obiettivi.

Vedere i pro

La motivazione

Un rifiuto può trasformarsi in una delle motivazioni più potenti per raggiungere un obiettivo. È un incentivo a non arrendersi.

La motivazione derivante da un rifiuto è un aspetto molto potente e spesso sottovalutato del processo di apprendimento e crescita personale. Quando siamo rifiutati, abbiamo due scelte: lasciarci abbattere o utilizzare quella esperienza come trampolino di lancio per un'ulteriore determinazione. In questo senso, il rifiuto può servire come un forte stimolo a rivedere e migliorare i nostri piani o le nostre strategie, motivandoci a dimostrare a noi stessi e agli altri che possiamo superare gli ostacoli. Questo tipo di motivazione è particolarmente prezioso perché nasce da una sfida personale intensa, spingendoci spesso oltre i limiti che pensavamo di avere.

L'automiglioramento

Affrontare e superare un rifiuto è un efficace stimolo per perfezionare un'idea o un prodotto.

L'automiglioramento attraverso il rifiuto è una prospettiva incredibilmente potente e costruttiva. Questo approccio trasforma una situazione potenzialmente negativa —essere respinti — in un'opportunità per riflettere criticamente sulle proprie idee o prodotti.
Il rifiuto può servire come uno specchio che mostra non solo cosa non funziona, ma anche come potrebbe essere migliorato. Inoltre, può stimolare la creatività e spingere a esplorare nuove soluzioni o modifiche che forse non si sarebbero considerate in assenza di ostacoli. L'automiglioramento è quindi un risultato naturale del processo di apprendimento e adattamento che segue al rifiuto, il che lo rende un aspetto essenziale per il successo e l'innovazione continui.

individui scettici durante una presentazione

L'originalità

A volte, un rifiuto può essere una benedizione, specialmente se l'idea è rivoluzionaria e si discosta dalle convenzioni sociali prevalenti.

Molte idee che oggi consideriamo rivoluzionarie o pietre miliari nella storia umana, in realtà, al loro esordio, sono state accolte con scetticismo o addirittura respinte. Questo avviene perché l'originalità sfida lo status quo e introduce nuovi modi di pensare o fare che possono sembrare estranei o minacciosi agli occhi di chi è radicato nelle tradizioni o nelle norme prevalenti. Il rifiuto, quindi, non è necessariamente un segnale di fallimento, ma può essere un indicatore che un'idea è veramente innovativa e potrebbe necessitare di tempo per essere accettata e valorizzata.

Forza di carattere

Affrontare situazioni difficili può rafforzare il carattere, preparando l'individuo a perseguire obiettivi più significativi.

La forza di carattere si costruisce spesso attraverso le sfide e le avversità. Quando una persona affronta situazioni difficili, non solo impara a gestire lo stress e l'incertezza, ma sviluppa anche resilienza, una qualità essenziale per superare future difficoltà. Questo processo di affrontare e superare gli ostacoli non solo rafforza il carattere, ma può anche ampliare la visione dell'individuo, rendendolo più capace e determinato nel perseguire obiettivi di grande rilievo.

Attribuire un significato

Farsi coinvolgere emotivamente

Il rifiuto è un'esperienza comune. Comprendere il dolore altrui può aumentare la nostra empatia e connessione emotiva con gli altri.

Il riconoscere e accettare il dolore che spesso accompagna un rifiuto, sia esso professionale o personale, aiuta a sviluppare una maggiore empatia e comprensione nei confronti degli altri. Questo tipo di coinvolgimento emotivo non solo facilita connessioni più profonde, ma può anche insegnarci a gestire meglio le nostre future interazioni, rendendoci più consapevoli delle reazioni emotive altrui e più attenti nel modo in cui comunichiamo i nostri pensieri e decisioni.

Attribuire un valore

Utilizzare i rifiuti ripetuti come misura delle proprie convinzioni e della propria determinazione può preparare la strada a grandi successi.

La capacità di attribuire valore ai rifiuti ripetuti è una strategia resiliente e motivante. Considerare ogni "no" come un test delle proprie convinzioni e della propria determinazione trasforma i momenti di fallimento apparente in importanti lezioni di vita. Piuttosto che scoraggiarsi di fronte al rifiuto, valutarlo come un'occasione per riaffermare o riflettere sui propri obiettivi può essere estremamente costruttivo. Questo processo non solo rinforza la volontà di perseverare, ma può anche chiarire e affinare ulteriormente gli obiettivi e le strategie, preparando l'individuo a cogliere successi futuri.

Assumersi una missione

I rifiuti più dolorosi possono segnare un nuovo inizio e diventare il punto di partenza per una missione personale di cambiamento.

Questa idea suggerisce che i momenti di maggiore difficoltà possono fungere da catalizzatori per un cambiamento significativo. Invece di lasciarsi sopraffare dal dolore e dalla delusione, utilizzare questi momenti come punto di partenza per una missione di auto-miglioramento o per perseguire nuovi obiettivi può dare un senso e una direzione nuovi alla vita di una persona. Questo approccio proattivo non solo aiuta a superare il dolore del rifiuto, ma può anche sbloccare potenziali inesplorati, conducendo a crescita, innovazione e, infine, a realizzazioni personali più profonde e significative.

Conquistare la libertà

La libertà di chiedere

Superare la paura del rifiuto libera la possibilità di chiedere ciò che desideriamo, aprire porte inaspettate e iniziare nuovi percorsi.

Il concetto di "libertà di chiedere" tocca un punto delicato nello sviluppo personale e professionale. Molte volte, il timore del rifiuto ci impedisce di esprimere desideri e bisogni, limitando le nostre opportunità. Superare questa paura può effettivamente aprire nuove porte e portare a percorsi inaspettati. Avere il coraggio di chiedere, nonostante la possibilità di un "no", amplia il campo delle possibilità e può portare a risultati sorprendenti, sia nella vita personale che professionale.

La libertà di accettare sé stessi

Trovare l'auto-accettazione è cruciale. Dobbiamo imparare a non dipendere costantemente dall'approvazione altrui.

Il concetto di "libertà di accettare sé stessi" è profondamente liberatorio e fondamentale per lo sviluppo personale. Trovare l'auto-accettazione significa riconoscere e valorizzare la propria identità, i propri valori e le proprie capacità senza dipendere dall'approvazione esterna. Questa indipendenza emotiva non solo rafforza la sicurezza in sé stessi, ma facilita anche la capacità di affrontare i rifiuti e le critiche in modo più resiliente. Quando non siamo ancorati al giudizio altrui, possiamo perseguire i nostri obiettivi con maggiore autenticità e coraggio, adattandoci e crescendo attraverso le sfide senza perdere la nostra essenza.

Trovare la forza

Essere indifferenti ai risultati

Concentrarsi su ciò che possiamo controllare, come i nostri sforzi e azioni, e mantenere una distanza emotiva dagli esiti incontrollabili come l'accettazione o il rifiuto, ci permetterà di avere maggior successo a lungo termine.

Questa strategia di essere indifferenti ai risultati è fondamentale per mantenere un equilibrio emotivo e un approccio sano verso gli obiettivi personali e professionali. Concentrarsi su ciò che possiamo controllare — come il nostro impegno, la preparazione e la perseveranza — e non lasciarsi sopraffare dai risultati, che spesso sono influenzati da fattori esterni fuori dal nostro controllo, ci permette di rimanere motivati e proattivi.

Adottare questo atteggiamento non solo aiuta a ridurre lo stress e l'ansia che possono derivare dall'incertezza degli esiti, ma permette anche di imparare e crescere indipendentemente dai risultati. Questo approccio può portare a una maggiore resilienza e a un successo più duraturo, poiché non ci si arrende dopo i fallimenti, ma si continua a lavorare verso il miglioramento continuo.

uomo con pollice verso, segno di rifiuto

Anche a noi capita di rifiutare qualcosa

Molto più spesso di quanto possiamo immaginare non siamo noi a subire un rifiuto, siamo invece quelli che lo impongono ad altri. Si pone dunque il problema di come fare a dire di no.

In conclusione

Il viaggio attraverso il rifiuto, come dimostra l'esperimento di vita di Jia Jiang, non è solo una prova di resistenza, ma una porta aperta verso il miglioramento personale e la scoperta di sé. Ogni rifiuto, con le giuste prospettive e reazioni, può diventare un'occasione unica per riflettere, rinnovarsi e rilanciarsi con maggiore forza e saggezza. Attraverso la pratica di affrontare e gestire il rifiuto, possiamo non solo superare le nostre paure, ma anche spianare la strada per successi futuri, rendendoci più resilienti, creativi e determinati. Rifiuto come rinascita non è solo un concetto, ma un cammino di trasformazione che ognuno di noi può intraprendere.

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L'Internet delle cose (IoT), è un termine nato nel settore delle telecomunicazioni e dell'informatica per descrivere come internet si estenda agli oggetti e ai luoghi del mondo reale. Gli oggetti acquisiscono un'identità digitale che permette loro di interagire con altri dispositivi nella rete e offrire servizi agli utenti.

Sono Sebastiano Marchesi, studente di terzo anno di Ingegneria Meccanica al Politecnico di Milano e attualmente tirocinante presso Gemux s.r.l.
Recentemente, ho partecipato a un corso di tre giorni su IoT presso il MADE e questo è il racconto della mia esperienza. Tuttavia, prima di addentrarci nell’esperienza vera e propria, due premesse sono doverose.

Le applicazioni IoT

Ad oggi le principali applicazioni di IoT sono molteplici sia in ambito casa, personale come smart watch ed industriale. Nelle aziende c’è un focus sull’ottimizzazione, efficientamento e manutenzione di processi industriali. Una delle potenzialità dell’IoT consiste proprio nel poter monitorare avendo alla mano dati reali, diversi tipi di setup dei macchinari e simularne la produttività ed il ciclo vita senza dover operare sul macchinario reale. Per realizzare questa rappresentazione è necessario abbinare all’IoT un Digital Twin (gemello digitale) che viene tratto all’interno di un altro corso apposito sempre al MADE.

Il corso IoT

Durante i primi due giorni del corso, l'approccio è stato principalmente teorico. Abbiamo appreso le basi dell'IoT ed esplorato alcuni casi di studio. L'ultimo giorno, invece, è stato dedicato a un laboratorio pratico, dove abbiamo potuto applicare le conoscenze teoriche per assemblare e programmare un sistema IoT.

Le lezioni hanno coperto l'utilità dell'IoT e le sue applicazioni in vari settori, evidenziando come qualsiasi dispositivo capace di trasmettere dati possa essere integrato in un sistema di monitoraggio e comunicazione. Il docente, Mattia Cerutti, direttore operativo del reparto IoT all’interno del MADE, ha sottolineato l'importanza dell'interoperabilità, spiegando come gli oggetti diventino digitali e comunichino tra loro tramite connessioni invisibili, scambiandosi dati in tempo reale per adattare il loro comportamento.

Abbiamo anche discusso le principali applicazioni dell'IoT, che spaziano dall'ambito domestico all'industriale, concentrandoci sull'ottimizzazione dei processi industriali tramite la manutenzione preventiva e il monitoraggio in tempo reale, grazie anche all'uso dei Digital Twins.

Cerutti ha voluto che noi ci focalizzassimo sul verbo interoperare perché questo descrive le potenzialità dell’IoT, gli oggetti assumono natura digitale e come alberi comunicano tra di tra di loro attraverso una serie di connessioni che sono nascoste all’occhio umano e si scambiano dati in tempo istantaneo o quasi ed in base a questi sono in grado di cambiare il loro comportamento. L’interoperatività si forma dal connubio tra oggetti intelligenti, capaci di interagire con sé stessi, l’ambiente circostante ed elaborare dati e Reti intelligenti che permettono la comunicazione e condivisione con dispositivi anche di diversa natura.

Il laboratorio per l’Internet delle cose

Infine, nel laboratorio abbiamo utilizzato dispositivi come Raspberry Pi con il software Node-RED, un dispositivo Shelly e una lampadina collegata a un sensore di temperatura. Questa esperienza pratica mi ha permesso di vedere direttamente le potenzialità dell'IoT nell'interconnettere dispositivi e nel gestire le operazioni in base ai dati rilevati, come il controllo dell'accensione di una lampadina basato sulla temperatura rilevata.

Grazie a questa esperienza, sono ora meglio attrezzato per contribuire efficacemente al campo dell'ingegneria meccanica e ai futuri progetti di digitalizzazione che incontrerò nel mio percorso professionale.

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Condividiamo la relazione di Filippo Domini sulla sua partecipazione al corso, sponsorizzata da Gemuxhub, relativo alla manutenzione smart

Il 26 marzo, io e il mio collega Alberto Centemeri abbiamo partecipato a un corso organizzato dal MADE riguardante la manutenzione smart.

MADE4.0 è un Competence Center per l'Industria 4.0, sviluppato con il supporto del Ministero Italiano dello Sviluppo Economico (MISE), che funge da fabbrica digitale per orientare e formare PMI italiane nella transizione verso impianti intelligenti e sostenibili. Il centro offre un'ampia gamma di conoscenze, metodi e strumenti per supportare le aziende nella loro evoluzione digitale, promuovendo competitività e sostenibilità.

Il corso sulla manutenzione smart mirava ad esplorare le strategie per ottimizzare le prestazioni degli impianti mediante una gestione della manutenzione efficace e strutturata, incrementare la qualità della produzione, ridurre i tempi di inattività delle macchine, diminuire i costi e i tempi grazie a un processo produttivo più efficiente.

La relazione sul corso di manutenzione smart

Come da schema allegato esistono principalmente tre categorie di manutenzione: correttiva, preventiva e migliorativa.

schema della manutenzione smart

Forti di questa semplice ma importante classificazione, abbiamo esplorato diverse strategie per l'analisi dei guasti, tra cui la FMECA (Failure Mode, Effects and Criticality Analysis), che – in particolare - aiuta a prevedere l'evoluzione e l'impatto dei guasti. Gli strumenti standard utilizzati in questo contesto hanno incluso l'FTA (Fault Tree Analysis), l'ETA (Event Tree Analysis) e la CCA (Cause Consequence Analysis), utili sia per l'analisi qualitativa che quantitativa del rischio.

La Fault Tree Analysis

L'FTA, in particolare, serve a identificare e analizzare le cause di un evento indesiderato principale, organizzando le informazioni in un diagramma ad albero che mostra le relazioni logiche tra le cause e l'evento.

Questo strumento può essere usato per identificare le cause di un guasto, calcolare la probabilità di un evento o durante la progettazione per migliorare la sicurezza degli impianti.

Ecco perché il corso si è doverosamente concluso con un laboratorio pratico dove ogni gruppo ha creato un fault tree personalizzato su un argomento specifico di interesse aziendale.

Questa esperienza formativa incentrata sulla manutenzione smart ha notevolmente arricchito sia la mia comprensione teorica che le competenze pratiche nel campo. Attraverso l'analisi di diverse strategie di manutenzione e l'uso di strumenti avanzati, il corso ha equipaggiato i partecipanti con gli “attrezzi” necessari per ottimizzare le prestazioni degli impianti, garantendo produzioni più efficienti e sostenibili.
Il laboratorio pratico finale ha ulteriormente consolidato queste conoscenze, permettendoci di applicare concretamente ciò che abbiamo imparato.

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Condividiamo sul nostro blog la relazione di Alberto Centemeri sulla sua partecipazione al corso, organizzato da MADE, relativo al Digital twin

MADE è un centro di eccellenza nel campo dell'Innovazione e dello Sviluppo Tecnologico specificamente orientato verso Industria 4.0. Si presenta come una fabbrica digitale, ideata per sostenere attività di orientamento, formazione e realizzazione di progetti di trasferimento tecnologico in collaborazione con aziende italiane. Ma non solo: MADE è anche un hub dove studenti e professionisti, possono espandere la loro comprensione delle tecnologie digitali attraverso vari corsi di formazione.

Il Competence Center di MADE4.0, suddiviso in sei aree tecnologiche, è particolarmente interessante. In queste aree si possono sperimentare processi chiave del ciclo di vita di un prodotto e interagire con circa 90 "esperienze" pratiche. Questo permette di capire e sperimentare direttamente le tecnologie chiave del manifatturiero digitale. La visione di MADE4.0, supportata dal Ministero Italiano dello Sviluppo Economico (MISE), offre una risorsa incredibile sia per gli studenti che per il tessuto industriale del paese.

Il Digital twin

Grazie al supporto del GemuxHub ho avuto l’occasione di partecipare al corso, parte delle attività formative del MADE sul Digital twin.

Come si evince dalla presentazione istituzionale l'obiettivo principale del corso era esplorare in dettaglio il concetto di gemello digitale di un prodotto.
Attraverso una combinazione di lezioni teoriche e applicazioni pratiche, il corso si proponeva di offrire una visione completa degli strumenti digitali che supportano il ciclo di vita di un prodotto, dimostrando come questi strumenti possano essere utilizzati per sviluppare una replica virtuale di un prodotto fisico.

Cos’è il Digital twin

Il Digital twin è una rappresentazione digitale di un componente, macchina o impianto che è costantemente in comunicazione con l’oggetto fisico. L’idea è quella di avere sempre monitorato un oggetto fisico attraverso dei sensori e quindi di riportare tutte le osservazioni sulla versione digitale dell’oggetto che, altro non è, se non l’insieme delle equazioni che governano la fisica dell’oggetto.

Il Digital Twin si interseca fortemente con le tematiche IoT (Internet of Things), PLM (Product Life Manager) e tecnologie di telecomunicazione; pertanto, il corso è stato suddiviso in tre giornate distinte che riprendono queste tematiche.

Le tre giornate di studio

La partecipazione al corso su Digital twin organizzato da MADE ha rappresentato un'esperienza formativa di grande valore, che ha sapientemente combinato teoria e pratica per esplorare le potenzialità dei gemelli digitali. Le sessioni teoriche, arricchite da casi studio concreti e simulazioni, hanno offerto una comprensione profonda del ruolo che il Digital Twin può giocare nell'ottimizzazione del ciclo di vita dei prodotti. La possibilità di interagire con le tecnologie di realtà aumentata e virtuale ha reso l'apprendimento non solo più intuitivo ma estremamente coinvolgente, permettendomi di apprezzare in prima persona come le innovazioni digitali possano trasformare l'industria manifatturiera.

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La missione principale di GemuxHub, nell’ambito dell’open innovation, è promuovere il trasferimento tecnologico, implementando applicazioni pratiche e innovative. Questo risultato si ottiene attraverso la cooperazione con le istituzioni educative, inclusi scuole e università, e attraverso la sinergia con altri hub di innovazione. Chiunque (studenti, scuole, aziende, istituzioni, …) fosse interessato a conoscere di più di GemuxHub può farlo chiedendo un contatto

Il programma di formazione sul monitoraggio macchinari industriali ha compreso due giornate di studio in aula e due sessioni interattive sotto forma di workshop, arricchite da dibattiti e sessioni di presentazione di studi di caso reali. Questa la testimonianza di Alberto Centemeri.

L'intento principale del corso è stato quello di far acquisire le competenze necessarie per ottimizzare le prestazioni operative tramite una gestione della manutenzione efficace e ben strutturata.

Gli obiettivi? Esplorare metodologie per incrementare la qualità produttiva, prevenire interruzioni dell'attività produttiva e ridurre sprechi di tempo e risorse finanziarie, implementare soluzioni di data analytics e intelligenza artificiale per una produzione più efficiente.

Partecipare al corso di monitoraggio macchinari industriali è stata un'esperienza illuminante e decisamente formativa.

Fin dall'inizio, il corso ha puntato a farci scoprire le diverse facce del monitoraggio industriale, introducendoci alla sensorizzazione avanzata dei macchinari e alla complessa gestione dei dati che ne derivano.

Abbiamo iniziato esplorando come la manutenzione dei macchinari sia radicalmente evoluta nel tempo: da un approccio reattivo, basato sulla riparazione dei guasti, siamo passati a strategie preventive e persino migliorative. Questa evoluzione non solo aumenta l'efficienza ma riduce anche i tempi morti, e l’efficienza e il non sprecare tempo è cruciale in ogni ambiente produttivo.

La parte centrale del corso si è concentrata sull'acquisizione e sulla gestione dei dati dei macchinari. Attraverso un approccio pratico, abbiamo imparato a selezionare parametri critici quali vibrazioni, temperatura e consumo energetico, e a implementare sensori adeguati a monitorarli. Successivamente, abbiamo affrontato le strategie per gestire efficacemente i dati raccolti, dalla visualizzazione immediata all'upload su cloud per l'analisi remota. Questa sezione è stata particolarmente interessante, mostrando quanto questa sia fondamentale una gestione dati intelligente nell'era industriale 4.0.

Monitoraggio macchinari industriali: realtà aumentata, retrofitting e gestione dati

Un'innovazione che mi ha particolarmente colpito è stato l'uso della realtà aumentata per facilitare la manutenzione: questa tecnologia può trasformare l'interazione con i macchinari, rendendo le operazioni di manutenzione più intuitive e meno soggette a errori, un salto qualitativo nella formazione degli operatori.

Il concetto di "retrofitting" è stata un'altra rivelazione.
Modernizzare macchinari esistenti attraverso l'aggiornamento del loro controllo numerico offre un'alternativa sostenibile alla semplice sostituzione, estendendo la vita utile dell'equipaggiamento con un significativo risparmio di risorse.

La sessione pratica con il software di gestione dati ha concretizzato quanto appreso, permettendoci di apprezzarne direttamente l'utilità e le potenzialità. Anche senza una profonda base tecnica, i contenuti sono stati presentati in modo tale che tutti potessero seguirli facilmente.

Concludendo. Questo corso non solo ha arricchito la mia conoscenza tecnica ma ha anche aperto la mente verso l'importanza di adattarsi e adottare nuove tecnologie e pratiche nel settore della manutenzione meccanica. L'efficienza operativa e la capacità di soddisfare le aspettative dei clienti in un mondo che si orienta sempre più verso la digitalizzazione e l'ottimizzazione dei processi produttivi sono diventate competenze indispensabili, e sono grato per l'opportunità di aver potuto avanzare in queste aree attraverso il corso.

Nel corso dedicato alla servitizzazione, ho arricchito il mio bagaglio di conoscenze, acquisendo una prospettiva approfondita sulla natura e sull'applicazione del servizio anche nell'ambito del modello di business adottato in Gemux. -- Stefano Colombo, tutor GemuxHub

L'industria manifatturiera sta attraversando una trasformazione significativa, influenzata da mutamenti nei comportamenti d'acquisto, avanzamenti tecnologici e una competitività sempre più accesa. Questi cambiamenti stanno spingendo le aziende a evolvere, ampliando la loro offerta con servizi che aggiungono valore ai prodotti esistenti.

Cos’è la servitizzazione

La servitizzazione è un concetto che descrive il processo attraverso il quale le imprese evolvono i loro modelli di business, passando dalla vendita di prodotti puri alla fornitura di un mix di prodotti e servizi.

L'idea alla base della servitizzazione è che offrire servizi aggiuntivi insieme ai prodotti può creare maggior valore sia per il cliente che per l'azienda. Questi servizi possono includere, ad esempio, manutenzione, formazione, finanziamento, aggiornamenti software, supporto tecnico e consulenza.

L’ esempio più eclatante riguarda il valore delle automobili. Esso non dipende più solo dalla meccanica, ma anche da sistemi elettronici che migliorano l'esperienza di guida, come sistemi di navigazione e intrattenimento. Analogamente, nell'ambito della manutenzione preventiva, l'integrazione di sensori e dispositivi di raccolta dati in macchinari e impianti consente di anticipare guasti e malfunzionamenti, migliorando l'efficienza e riducendo i tempi di inattività.

L'obiettivo è quello di instaurare una relazione più stretta e duratura con il cliente, passando da una transazione una tantum all'acquisto del prodotto a un flusso continuo di entrate proveniente dai servizi associati.

Come si manifesta

La servitizzazione si manifesta in diversi modelli, dall'offerta di semplici servizi post-vendita fino a modelli di business più complessi, come il Product-as-a-Service (PaaS), dove il prodotto viene offerto come un servizio con pagamenti ricorrenti anziché come una vendita unica. Questo approccio permette alle aziende di rimanere competitive in mercati in rapida evoluzione, rispondendo in modo più agile alle mutevoli esigenze dei clienti e sfruttando le opportunità offerte dalle nuove tecnologie, come l'IoT (Internet delle Cose), che facilitano la raccolta e l'analisi dei dati per migliorare e personalizzare l'offerta di servizi.

La servitizzazione nell’esperienza di uno studente di ingegneria

La lezione più importante per me è stata comprendere la filosofia su cui si fonda la servitizzazione: guardare attraverso gli occhi del cliente.
Spesso, i clienti si rivolgono a prodotti o servizi specializzati perché mancano delle competenze tecniche necessarie per comprendere appieno quali siano le soluzioni più adatte per conseguire i loro scopi. Un approccio veramente orientato al cliente consente non soltanto di rispondere alle loro aspettative, ma anche di eccederle, proponendo soluzioni che migliorano significativamente l'esperienza complessiva. Ma, in fondo, non è questa la base del marketing?

Il timore di ricevere un rifiuto si classifica tra le paure più intense, superando addirittura la paura della solitudine, del dolore fisico e della malattia. Questa è la strana storia di Jia Jiang che rinasce a nuova vita dopo un rifiuto importante.

Jia Jiang conquista una borsa di studio per trasferirsi negli Stati Uniti con l'ambizione di emulare Bill Gates. Tuttavia, il suo primo incontro con il rifiuto lo getta in uno stato di profonda incertezza, al punto da perdere l'intraprendenza.

Tuttavia, ha la forza di riconoscere che il vero ostacolo alla realizzazione dei suoi sogni non è il rifiuto in sé, ma il terrore di esso, e decide di affrontare, per vincere, questa paura. Intraprende quindi un esperimento di auto-sviluppo denominato "100 Days of Rejection", durante il quale si espone intenzionalmente al rifiuto quotidiano come metodo per costruire la propria resilienza.

Tutto l’esperimento viene documentato e ripreso con il suo telefono: memorabili le numerose richieste fatte a completi estranei, che vanno dal chiedere in prestito 100 dollari a richiedere ciambelle realizzate a forma dei cinque cerchi olimpici, fino al tentativo di intervistare il presidente Obama.

Tutte queste esperienze di rifiuto diventano un libro

Il messaggio è potente: il rifiuto è meramente un'opinione altrui, non un verdetto definitivo sulla nostra identità. Questa premessa si trasforma in un viaggio di scoperta personale, offrendo al lettore una nuova ed originale prospettiva sul significato del "no".

Il libro si distingue per la sua capacità di toccare profondamente chi lo legge, fungendo da catalizzatore per un cambiamento interiore.
Attraverso il racconto della propria insoddisfazione e dei successi ottenuti (nonostante gli ostacoli incontrati lungo il cammino) l'autore si immerge in una missione di auto-riscoperta delle proprie potenzialità.

Questa narrazione autentica ha il potere di commuovere e motivare, offrendo una testimonianza diretta di come affrontare con coraggio le proprie paure.

È un'opera che non solo intrattiene ma educa, offrendo una guida pratica per accettare il rifiuto come parte integrante del processo di crescita personale. Una guida che spinge i lettori a non temere i "no" e a perseguire con determinazione i propri sogni.

Il libro in dettaglio

Hai mai sentito quella sensazione di vuoto dentro quando ti arriva un bel "NO" come risposta? Beh, non sei solo. Tutti ci siamo passati. Ma come si fa a gestire un rifiuto senza perdere la bussola? Eccoti alcuni spunti, suggeriti da Jia Jiang in persona, per navigare attraverso i "no" che la vita ti lancia. Sono sette. Al solito li affronteremo in maniera separata. In questo articolo vedremo i primi tre spunti lasciando gli ulteriori quattro ad un successivo esame.

1. Capire il rifiuto

Prima di tutto, prendiamoci un momento per capire cosa significa davvero quel "no". Non è un segno scritto sulla tua fronte, ma più che altro un'opinione o una circostanza. Che cosa ci sta dietro?

2. Accettare il "NO"

Ok, hai ricevuto un no. Respira. Non è la fine del mondo. Chiediti: c'è qualcosa che posso imparare da questo?

3. Alla ricerca del "Sì"

Ci sono dei trucchetti per inclinare la bilancia a tuo favore la prossima volta? Sicuramente! Pensaci come a un gioco di strategia.

Ricorda, ogni "NO" è solo un pezzettino del puzzle più grande della tua vita.
Chissà? Forse sta solo aiutandoti a trovare il posto giusto dove ogni pezzo deve andare.

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Nella seconda parte di questo articolo, ci concentriamo sulle rimanenti quattro "vitamine" proposte da Tony Robbins, esplorando come queste idee possano essere applicate sia nella vita personale che professionale, e come vengano incorporate nell'approccio olistico del GemuxHub.

Nella prima parte dell'articolo abbiamo esplorato il concetto di "Peak State" di Tony Robbins e le sue implicazioni pratiche. Abbiamo discusso di come alcune figure di spicco, come Bill Clinton, Donald Trump e Marilyn Hamilton, hanno applicato le lezioni di Robbins nelle loro vite. E, giusto per rinfrescare la memoria, abbiamo appreso come Robbins enfatizzi l'importanza di un mindset ottimale per il successo, riassumendo la sua filosofia in sette punti chiave, definiti come "le 7 vitamine per crescere".

Le prime tre vitamine che abbiamo analizzato nell'articolo precedente sono:

Ora è il turno di studiare le rimanenti quattro vitamine.

Capire per utilizzare

L'importanza di comprendere profondamente le cose prima di poterle utilizzare efficacemente è cruciale. Al GemuxHub, impariamo a identificare le informazioni e le competenze rilevanti per i nostri obiettivi, trascurando ciò che è superfluo. Questa abilità di filtrare e focalizzarsi sul necessario è fondamentale sia nello sviluppo personale che in quello professionale. Ad esempio, nella progettazione di nuovi prodotti, l'abilità di distinguere tra ciò che è essenziale e ciò che è accessorio può fare la differenza tra un prodotto di successo e uno mediocre.

jobs e wozniak lavorano sull'apple II

Il concetto di dosare le proprie conoscenze e concentrarsi su ciò che è davvero necessario per ottenere risultati concreti può essere esemplificato dalla storia di Steve Jobs e Steve Wozniak, i cofondatori della Apple. Nella Silicon Valley, e in particolare alla Stanford University, c'erano molti scienziati con una conoscenza più approfondita e specializzata sui microcircuiti rispetto a Jobs e Wozniak. Tuttavia, questi ultimi dimostrarono una notevole abilità nel far uso pratico e innovativo delle conoscenze che avevano.

Jobs e Wozniak non erano i massimi esperti in termini di informazioni tecniche sui microcircuiti, ma avevano la capacità di comprendere e applicare le conoscenze necessarie per sviluppare prodotti rivoluzionari. La loro forza stava nell'abilità di identificare e utilizzare solo le informazioni essenziali, trascurando aspetti meno rilevanti.

Questo approccio mirato e pragmatico li ha portati a realizzare innovazioni significative nel campo dell'informatica, portando al successo Apple. La loro storia dimostra che non è sempre la quantità di conoscenze che conta, ma piuttosto come queste vengono utilizzate e applicate.

Le persone sono risorse fondamentali

Il successo di un progetto, di un'azienda o di qualsiasi iniziativa dipende in larga misura dalle persone coinvolte. L'apprezzamento, il rispetto e la collaborazione non sono solo valori etici, ma anche pratici. Formare team capaci di lavorare insieme in modo efficace e costruire una cultura aziendale che valorizzi ogni individuo sono aspetti fondamentali che guidano le nostre strategie e decisioni.

Il lavoro come gioco

Questa visione trasforma l’approccio al lavoro.

Come dice Mark Twain “Il segreto dei successo consiste nel fare della propria vocazione una vacanza." Che è appunto quel che fanno le persone di successo.
Al GemuxHub, cerchiamo di instillare la passione e la curiosità in ogni attività, incoraggiando i partecipanti a vedere il lavoro non solo come un dovere, ma come una sfida stimolante e gratificante. Ciò comporta la creazione di un ambiente di lavoro dove l'esplorazione, l'innovazione e l'apprendimento sono visti come parte integrante del processo lavorativo.

Impegno continuo per il successo duraturo

L'ultimo ma non meno importante principio è che il successo richiede un impegno costante. Desideriamo promuovere la mentalità dell'apprendimento continuo e dell'adattamento alle nuove sfide. In un mondo in rapido cambiamento, la capacità di rimanere impegnati, di evolversi e di migliorare costantemente è la chiave di lettura per un successo duraturo, sia a livello individuale che collettivo.

Conclusione

Incorporando queste "vitamine" nel nostro approccio globale ci sforziamo di coltivare non solo professionisti eccezionali, ma anche individui che possono navigare con successo sia nelle sfere professionali che personali della vita.

Attraverso l'applicazione pratica di questi principi, impariamo a vedere le sfide come opportunità, a valorizzare le persone con cui lavoriamo e a impegnarci costantemente verso l'eccellenza, proprio come ci insegnano le storie di successo di personalità come Tony Robbins, Marilyn Hamilton e molti altri.

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